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20 giorni a Mariupol: Visioni d’Europa celebra la resilienza ucraina

Il 24 febbraio 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, un conflitto che ha causato più di 41.000 vittime e costretto 3,7 milioni di persone alla fuga.

10 March 2025

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Tre anni dopo, con la guerra ancora in corso, l’Istituto Universitario Europeo ha ospitato la proiezione del documentario 20 giorni a Mariupol per rendere omaggio alla resistenza ucraina.

Il film, attraverso immagini di straordinaria intensità, restituisce l’orrore dell’assedio e la resilienza di chi combatte per la propria libertà. Dopo la proiezione, gli ospiti del dibattito hanno condiviso testimonianze dirette dal fronte, analisi geopolitiche e riflessioni sulle prospettive di pace.

Testimonianze dalla guerra

La proiezione del documentario 20 giorni a Mariupol il 26 febbraio all’EUI ha offerto una riflessione profonda e attuale sulla guerra e sulle sue conseguenze, in un’epoca segnata dal risorgere delle autarchie, l’incertezza politica, la disinformazione e la polarizzazione dell’opinione pubblica. Il film, realizzato dal giornalista ucraino Mstyslav Chernov, racconta i primi giorni dell’assedio russo alla città di Mariupol nel 2022, mostrando il coraggio di chi ha scelto di documentare gli eventi nonostante i bombardamenti incessanti.

Dopo la proiezione del film abbiamo avuto l’onore di ospitare Olena Snigyr, ricercatrice ucraina all’EUI scampata alla guerra, che ha raccontato:

“Sono stata una delle fortunate. Abbiamo lasciato la nostra casa solo un giorno prima dell’arrivo dei soldati russi. È per questo che siamo vivi. Siamo partiti perché conoscevamo la storia, perché avevo studiato la Russia e sapevo cosa avrebbero fatto. Questa non è solo una guerra: è un genocidio. Deliberato. Sistematico. Calcolato. La Russia non vuole solo la nostra terra. Vuole cancellare la nostra identità.”

Stefania Battistini, inviata RAI in Ucraina durante l’assedio a Mariupol, ha parlato della sua esperienza: “Anche per chi è stato tre anni in Ucraina come me, vedere questo film è stato scioccante.”

Ha poi sottolineato quanto l’atteggiamento della popolazione ucraina l’abbia segnata: “Affrontano la guerra con dignità, a testa alta. La realtà ha una sua purezza: tutto quel sangue, quel dolore, quella disperazione sono puri […] Gli ucraini si battono non soltanto per le cose materiali, ma anche per gli ideali: l’ideale della libertà, del poter decidere del proprio destino, di rifiutare l’esercito invasore.”

Disinformazione e manipolazione: un pericolo per l’Europa

La proiezione di 20 giorni a Mariupol non è stata solo un omaggio alla resistenza ucraina, ma anche un monito sulla fragilità della verità in tempi di guerra.

Annalisa Piras, moderatrice della discussione, giornalista e curatrice della rassegna, ha evidenziato come “la guerra della disinformazione sta accelerando” e il ruolo preoccupante che stanno assumendo gli Stati Uniti: “Trump ha fatto dichiarazioni che tendono a riscrivere, a riclassificare la storia.”

Nona Mikhelidze, ricercatrice dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), ha sottolineato l’impatto della propaganda russa negli scorsi anni: “Italia e Germania sono i paesi più colpiti dalla disinformazione russa. Questi film devono essere proiettati ogni giorno in Italia per combattere la quantità di disinformazione che non va solo sui social media, ma anche sulle reti tradizionali.”

Battistini ha evidenziato come la disinformazione possa colpire qualsiasi evento, persino fatti che i giornalisti hanno vissuto in prima persona, toccato con mano e documentato. Ha ricordato con fermezza: “Noi eravamo a Bucha, abbiamo visto con i nostri occhi i cadaveri nelle strade, i corpi di civili uccisi mentre fuggivano. Eppure, c’è chi nega tutto questo.”

Cinque minuti a mezzanotte: il futuro della sicurezza europea

L’evento si è svolto in un contesto geopolitico particolarmente teso. La relazione tra gli Stati Uniti e l’Ucraina si è fatta più complessa nei giorni scorsi dopo il drammatico scontro tra il Presidente Volodymyr Zelenskyy e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, culminato con il leader ucraino umiliato e cacciato dalla Casa Bianca.

Durante un summit a Londra il 2 marzo, Zelenskyy ha incontrato i principali leader europei, tra cui il Primo Ministro italiano Giorgia Meloni e il Cancelliere tedesco designato Friedrich Merz, nel tentativo di rafforzare il sostegno del continente all’Ucraina.

Nel frattempo, la posizione degli Stati Uniti resta incerta, tra promesse di aiuto e segnali contrastanti sulla volontà di raggiungere una pace duratura con la Russia o una resa militare.

Nona Mikhelidze ha commentato gli ultimi sviluppi nei negoziati tra Russia e Ucraina mediati dall’ingerenza USA: “Loro [US e Russia] non lo chiamano affatto un negoziato di “pace”. La Russia pretende che quattro regioni ucraine facciano parte della Federazione Russa, vorrebbe la loro resa volontaria, ma la realtà è che questo non accadrà mai.”

L’insicurezza globale si riflette anche nelle parole del Cancelliere designato Merz, che ha dichiarato che “siamo a cinque minuti da mezzanotte”, un riferimento al Doomsday Clock del Bollettino degli Scienziati Atomici, simbolo della vicinanza dell’umanità a una catastrofe.

Piras ha sottolineato come questa crisi metta in discussione il futuro dell’Europa stessa: “Oggi quella catastrofe non è più solo una minaccia nucleare, ma la possibile fine dell’ordine internazionale così come lo conosciamo. Se l’Europa non agisce ora, quando?”.

Fabrizio Tassinari, Direttore Esecutivo della Florence School of Transnational Governance (EUI), ha risposto, prospettando un ruolo chiave per l’Europa: “L'Europa storicamente, nei confronti della Russia ha avuto un approccio diviso, un approccio intergovernativo, dove i vari governi hanno interloquito con Mosca piuttosto che nelle sedi istituzionali centrali. Cosa possiamo fare da adesso in poi? Evitare gli errori del passato, questa è la prima cosa.”

E ha aggiunto: “Il secondo passaggio sarebbe quello di lavorare sulle cose che l'Europa sa fare bene. L'Europa probabilmente non sa fare bene la parte militare ma sa far bene la ricostruzione. Questa potrebbe essere una delle poche mosse veramente efficaci.”

Ha poi messo in guardia sulle tempistiche dell’allargamento dell’Ucraina nell’UE: “Non è una risposta geopolitica immediata, ci vorranno anni. L’importante è non perderci in proclami di breve termine.”

Gli ideali e la strada per la pace

A tre anni dall’inizio dell’invasione russa, il dibattito internazionale sul futuro dell’Ucraina rimane quindi aperto.

Tassinari ha spiegato perché, in questo clima politico infuocato, è più importante che mai capire le ragioni del sostegno dell’Europa all’Ucraina: “Noi sosteniamo l’Ucraina non solo per idealismo, ma per interesse illuminato, come lo definiresce Adam Smith: oggi in pericolo è l’Ucraina, domani potrebbero essere i paesi baltici, dopodomani la Polonia, tra tre giorni noi.”

Mikhelidze ha ribadito la gravità della situazione: ”[In Ucraina] non si combatte solo per gli ideali e per difendere il diritto internazionale. Forse non abbiamo ancora capito che è in gioco la sicurezza dell’intero continente europeo.”

Le parole di Snigyr sul futuro si fanno appello accorato: “Tutte le guerre finiscono. Le città possono essere ricostruite. Le strade riparate. I campi sminati. Ma come si ricostruiscono le vite spezzate?”.

Poi, il suo sguardo si sposta sui vivi, su chi è ancora prigioniero. I rapporti delle Nazioni Unite e delle organizzazioni per i diritti umani documentano atrocità indicibili: torture, stupri, tormenti psicologici inflitti sistematicamente. “Questi non sono i crimini di pochi soldati. Questa è la politica di stato della Russia”, denuncia.

Snigyr conclude con un’esortazione alle democrazie occidentali: “Il destino di queste persone deve rimanere una priorità per le nazioni democratiche—nazioni che credono che i diritti umani non siano solo parole. Aiutateci a salvarli. Non dimenticateli.”

 

Last update: 10 March 2025

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